Le vittime di odio non sono necessariamente vittime di Hate Speech

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  • Una delle critiche più frequenti che riceviamo riguarda il fatto che ci occupiamo soltanto alcune vittime di Hate Speech. Chi ci pone questa domanda spesso vuole sottolineare un atteggiamento parziale, ma in realtà non è così.

    In verità, l’Hate Speech è soltanto una delle forme d’odio che si possono trovare sia online, sia offline ed è caratterizzato da tre aspetti:

    • Deve incitare all’intolleranza con intenzionalità
    • Deve essere rivolto a una persona o un gruppo vulnerabile alle discriminazioni
    • Si deve propagare in modo efficace

    Non solo una questione di odio, ma anche di discriminazioni

    Quindi, quando parliamo di Hate Speech ci riferiamo a un concetto che ha a che fare sia con l’odio, sia con la discriminazione. Per questo motivo una vittima d’odio non sempre è anche una vittima di Hate Speech.

    Il bullismo, per esempio, è caratterizzato sia dalla presenza di odio, sia dall’uso della violenza. Tuttavia, se i bullizzati non appartengono a un gruppo vulnerabile alle discriminazioni, non sono vittime di Hate Speech. Ciò non vuol dire che un atto di bullismo sia meno grave dell’incitamento all’odio, ma semplicemente che sono due fenomeni (e speriamo presto reati) diversi.

    Torniamo quindi alla domanda/critica: Contro l’odio condanna tutte le forme di violenza e di intolleranza, però si occupa nello specifico solo di incitamento all’odio. Se volete approfondire il tema, abbiamo preparato una sezione dedicata.

    La vera domanda: perché non vi occupate di tutte le vittime di Hate Speech?

    Le categorie vulnerabili alle discriminazioni sono molte più rispetto a quelle di cui ci occupiamo con il nostro progetto. Oltre a rom, migranti e minoranze religiose ci sono infatti le donne, le persone LGBTI, gli anziani e i diversamente abili.

    Non ci occupiamo ancora di questi gruppi perché per essi dobbiamo ancora elaborare un sistema di raccolta e analisi dati che sia robusto da un punto di vista scientifico come quello che usiamo per studiare l’Hate Speech rivolto a migranti, rom e minoranze religiose in modo sistematico.

    Uno degli obiettivi futuri del progetto è proprio quello di aumentare le categorie oggetto del nostro monitoraggio automatico.