blog

Imgblog
  • cosa è hate speech o discorso di incitamento all'odio

    Non è facile rispondere alla domanda “che cos’è un Hate Speech (in Italiano Discorso di incitamento all’odio)”. Infatti, non esiste un’unica definizione di questo fenomeno ma molte, formulate da diversi organismi internazionali.

    In questo articolo ci soffermiamo su alcune sue caratteristiche prendendo le mosse dalla definizione del Consiglio d’Europa.

    The term “hate speech” shall be understood as covering all forms of expression which spread, incite, promote or justify racial hatred, xenophobia, anti-Semitism or other forms of hatred based on intolerance, including: intolerance expressed by aggressive nationalism and ethnocentrism, discrimination and hostility against minorities, migrants and people of immigrant origin

    Recommendation No. R (97) 20 of the Committee of Ministers to Member States on “Hate Speech”

    Gli elementi che caratterizzano l’Hate Speech

    Innanzitutto, capiamo che cos’è questo tipo di discorso analizzando i verbi usati nella definizione: diffondere, incitare o promuovere. Essi rimandano agli obiettivi che l’autore di un Discorso di incitamento all’odio vuole produrre intenzionalmente. Non si tratta quindi di un semplice insulto, ma del tentativo di produrre un effetto concreto sulla vittima di Hate Speech

    Inoltre il Discorso di incitamento all’odio, per essere tale, deve avere come obiettivo uno specifico gruppo di persone. In questa definizione si parla in particolare di minoranze etniche e religiose. Si possono inoltre aggiungere altre categorie di gruppi a rischio di discriminazione: donne, anziani, giovani, diversamente abili e persone LGBTI (Special Eurobarometer 437. Discrimination in the EU in 2015).

    In conclusione, un Hate Speech è tale se produce degli effetti concreti sulle vittime e se si rivolge a gruppi di persone a rischio di discriminazione.

    Ulteriori approfondimenti

    – le video-lezioni di Fabio Poletto, che offrono una panoramica del fenomeno, mettono in luce gli aspetti problematici nel riconoscerlo e presentano la ricerca linguistica alla base di Contro l’odio.
    – un articolo di Costanza Nardocci che discute la nozione di questo fenomeno all’interno del Diritto Internazionale


  • rassegna stampa contro l'odio

    In questo articolo è presente una rassegna stampa dedicata al progetto Contro l’odio. Inoltre è possibile trovare articoli che spiegano quali sono progetti di ricerca dell’Università di Torino sull’Hate Speech.

    Articoli di giornale usciti su cartaceo e online

    Nasce a Torino Controlodio.it per mappare l’odio e l’hate speech sui social network (18 dicembre 2018, quotidianopiemontese.it)

    “Contro l’Odio”: un portale per mappare e contrastare l’odio on line (18 dicembre 2018, diregiovani.it)

    Torino, nasce un portale per mappare gli haters sui social network (18 dicembre 2018, repubblica.it)

    Il sito che mappa i seminatori d’odio sui social network (19 dicembre 2018, La Stampa


    Torino, nasce una mappa dell’odio online: “Un tweet su 7 va contro le minoranze. Sui picchi incide linguaggio politico” (2 febbraio 2019, ilfattoquotidiano.it)


    Servizi video

    TGR Piemonte, 18 dicembre 2018
    Newsroom Italia, 21 dicembre 2018

    Articoli che parlano di Contro l’odio nell’ambito del lavoro di ricerca dell’Università di Torino

    Gentilezza: un possibile antidoto all’odio sui social network (vanityfair.it)

    L’Intelligenza Artificiale per mappare e contrastare l’odio nei social media (frida.unito.it)


  • In questo articolo potete trovare sei video-lezioni sull’Hate Speech realizzate da Fabio Poletto, laureato in Scienze Linguistiche e attualmente ricercatore presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino.


  • Articolo di Costanza Nardocci, membro di Vox Diritti

    In assenza di una definizione condivisa a livello internazionale e in accordo con la Raccomandazione elaborata in seno al Consiglio d’Europa (Recommendation no. R (97) 20 of the Committee Of Ministers to Member States of the Council of Europe on “Hate Speech”), per hate speech si suole intendere un insieme di manifestazioni del pensiero che, come si legge, “spread, incite, promote or justify racial hatred, xenophobia, anti-Semitism or other forms of hatred based on intolerance, including: intolerance expressed by aggressive nationalism and ethnocentrism, discrimination and hostility against minorities, migrants and people of immigrant origin”.

    Quanto alle strategie normative di contrasto del discorso d’odio, in difetto di un approccio unanime da parte degli Stati, il diritto internazionale dei diritti umani, ha optato per richiedere agli Stati di fare ricorso allo strumento penale per fronteggiare adeguatamente condotte qualificabili alla stregua di discorsi d’odio.

    In questo senso, si sono espressi la Convenzione ONU sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale che, all’art. 4 invita gli Stati a:

    “dichiarare crimini punibili dalla legge, ogni diffusione di idee basate sulla superiorità o sull’odio razziale, ogni incitamento alla discriminazione razziale, nonchè ogni atto di violenza, od incitamento a tali atti diretti contro ogni razza o gruppo di individui di colore diverso o di diversa origine etnica, come ogni aiuto apportato ad attività razzistiche”.

    International Convention on the Elimination of All Forms of Racial Discrimination Adopted by General Assembly resolution 2106 (XX) of 21 December 1965

    Ancora, analogamente, si può citare, sempre nell’ambito delle Nazioni Unite, l’art. 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici secondo cui:

    “1. Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge. 2. Qualsiasi appello all’odio nazionale, razziale o religioso che costituisce incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza deve essere vietato dalla legge”.

    International Covenant on Civil and Political Rights Adopted by General Assembly resolution 2200A (XXI) of 16 December 1966

    A voler guardare, invece, all’ordinamento dell’Unione Europea, occorre premettere che l’Unione non si è ancora specificatamente occupata del discorso d’odio. L’unione Europea non si è sinora occupata specificatamente del discorso d’odio e difettano disposizioni normative in materia. Qualche indicazione è stata, però, offerta dalla Decisione quadro sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, che al suo art. 1 riferisce che:

    “l’istigazione pubblica alla violenza o all’odio nei confronti di un gruppo di persone, o di un suo membro,definito in riferimento alla razza, al colore, alla religione, all’ascendenza o all’origine nazionale o etnica; la perpetrazione di uno degli atti di cui alla lettera a) mediante la diffusione e la distribuzione pubblica di scritti, immagini o altro materiale; l’apologia, la negazione o la minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, quali definiti agli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, dirette pubblicamente contro un gruppo di persone, o un membro di tale gruppo, definito in riferimento alla razza, al colore, alla religione, all’ascendenza o all’origine nazionale o etnica, quando i comportamenti siano posti in essere in modo atto a istigare alla violenza o all’odio nei confronti di tale gruppo o di un suo membro […]”.

    DECISIONE QUADRO 2008/913/GAI DEL CONSIGLIO del 28 novembre 2008

  • mostra non raccontare. il corazziere italiano di origini brasiliane
    inclusione socialeintegrazionemattarella

    Il Presidente Mattarella mette in pratica da diverse settimane un’importante regola di scrittura: “mostra, non raccontare”. E questa scelta sembra efficace

    (altro…)