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  • mostra non raccontare. il corazziere italiano di origini brasiliane
    inclusione socialeintegrazionemattarella

    Il Presidente Mattarella mette in pratica da diverse settimane un’importante regola di scrittura: “mostra, non raccontare”. E questa scelta sembra efficace

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  • AggiornamentiMinoranze religiose

    Volevamo augurarvi buone feste ricondividendo alcuni tweet di tolleranza verso altre religioni oltre a quella cattolica, ma non ne abbiamo trovati. In compenso però abbiamo letto molti messaggi contro l’Islam. I fatti di cronaca che sembrano aver scatenato odio online sono due: l’attentato terroristico di un uomo che dice di essere musulmano a Strasburgo e l’omicidio di due ragazze danesi in Marocco da parte di un gruppo di persone che dicono di essere di religione islamica.

    Come spesso accade, i messaggi negativi veicolano stereotipi molto diffusi su questa religione. Elenchiamo quelli che hanno ottenuto più reazioni, raggruppati per tema.

    Messaggi contro chi “difende” l’Islam

    Il messaggio più ritwittato di dicembre che parla di minoranze religiose è al momento quello di un europarlamentare italiano. L’uomo accusa l’Europa di non aver fatto abbastanza contro il terrorismo e chiede ai follower di ricondividerlo per aggirare il silenzio dei media. Totale: 1586 retweet

    Questo tweet, invece, è polemico contro la sinistra che, pur odiando qualsiasi cosa, amerebbe la religione islamica. Viene ricondiviso 669 volte

    650 persone hanno ricondiviso quest’invettiva che sembra scagliarsi contro un presunto politically correct terminologico

    Messaggi che associano l’Islam alla violenza

    1033 utenti hanno ricondiviso un messaggio in cui le persone di religione islamica vengono accusate di essere violente

    595 sono invece le ricondivisioni di un tweet in cui i profughi sono associati a terroristi che vorrebbero “riconquistare” l’Europa.

    Messaggi che parlano di scontro tra civiltà

    560 utenti ritwittano una denuncia di incompatibilità tra Islam ed Europa

    Sono infine 470 le ricondivisioni di un tweet che mette in fila il presunto scontro tra Cristianesimo e Islam, lo ius soli e la presunta violenza delle persone di religione islamica.


  • approfondimentidati

    Per un po’ di tempo lo riscriveremo come un mantra: quelli che leggete non sono discorsi d’incitamento all’odio, ma i post più ricondivisi che parlano dei gruppi vulnerabili che stiamo studiando. Quando li pubblichiamo sui social network, rendiamo anonimi i volti dei loro autori. Questo perché crediamo che l’odio si possa combattere attraverso una cultura della tolleranza e non con azioni altrettanto violente come l’esposizione al linciaggio pubblico.

    Ciò che ci interessa è invece ragionare sugli stereotipi che circolano online e offline. Ecco un esempio, tra i più ricondivisi di ottobre:

    Questo tweet, come tanti che leggiamo tutti i giorni, esprime un concetto che sembra ormai essersi profondamente radicato nella mente di molte persone che vivono in Italia, ovvero che i gruppi etnici minoritari (rom, migranti, etc.) siano tutelati maggiormente dalle istituzioni politiche. In questo caso l’autore arriva addirittura ad accusare Mattarella di fare favoritismi nei confronti delle persone di origine rom. 

    Un altro dei meccanismi comunicativi da contrastare è la diffusione dei “video verità” che in realtà sono contenuti altamente decontestualizzati che mirano a screditare un intero gruppo di persone e hanno una viralità molto alta. Per esempio, due tra i contenuti più ritwittati di ottobre hanno all’interno dei clip realizzati con il cellulare e aventi come protagonisti persone di origine rom.

    Le attuali alternative a questa massiccia presenza di stereotipi negativi sembrano essere la denuncia e il richiamo a valori morali. Come nell’esempio sottostante, unico messaggio positivo relativo a questo gruppo vulnerabile, tra i più ritwittati. Il problema è capire in che misura ciò produca un’alternativa politica e culturale a quella oggi dominante.


  • approfondimentidati

    Uno degli strumenti principali di Contro l’odio è la pagina in cui vengono visualizzati i tweet maggiormente ricondivisi che parlano dei gruppi vulnerabili studiati nel corso del progetto: migranti, rom e minoranze religiose. Non si tratta di contenuti categorizzati come discorsi d’odio, ma dei tweet filtrati per parole chiave che hanno ottenuto il maggior numero di retweet. In questa galleria potete osservare i tre post più ricondivisi che parlano di migranti.


  • Presentazione delle slide di Costanza Nardocci, approfondimento giuridico sull'odio
    approfondimentiempowermentformazione

    Il secondo appuntamento di empowerment rivolto agli operatori del nostro progetto è stato un approfondimento giuridico sull’odio.

    Se nell’incontro precedente abbiamo approfondito il gli aspetti psicologici di questo fenomeno, in questo abbiamo ragionato sugli aspetti giuridici relativi all’odio online.

    Costanza Nardocci, avvocato, ricercatrice e membro di Vox diritti, ci ha fornito un approfondimento giuridico sugli hate speech online (discorsi di incitamento all’odio , in Italiano)

    Tra le definizioni di hate speech presenti nella normativa internazionale, la più significativa è la definizione del Consiglio d’Europa:

    The term hate speech shall be understood as covering all forms of expression which spread, incite, promote or justify racial hatred, xenophobia, anti-Semitism or other forms of hatred based on intolerance, including: intolerance expressed by aggressive nationalism and ethnocentrism, discrimination and hostility against minorities, migrants and people of immigrant origin.

    RECOMMENDATION no. R (97) 20 of the Committee Of Ministers
    To Member States of the Council of Europe on “Hate Speech”

    In questa definizione il discorso di incitamento all’odio è considerato come un atto volto a diffondere, incitare, promuovere o giustificare l’odio nei confronti di determinate categorie vulnerabili: minoranze etniche, religiose, etc.

    L’hate speech non è quindi soltanto un insulto, ma un atto violento nei confronti di qualcuno per la sua appartenenza a una specifica categoria di persone.

    Successivamente, Costanza ha fatto una panoramica sulla normativa italiana relativa all’hate speech e sulla giurisprudenza in materia, ovvero su come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è espressa in merito a singole accuse di incitamento all’odio.

    Qui potete trovare le slide dell’approfondimento giuridico sull’odio online